Io odio il martedì

Io odio il martedì.

Non sopporto il risveglio ondulante dopo le lunghe nottate del lunedì, passate a bere, anzi a inghiottire, birra prima ghiacciata, poi a poco a poco sempre meno fredda, quindi disgustosamente tiepida, e infine calda, calda come le notti acide e piene di zanzare del fiume Li.

Il lunedì sera è il momento della paga, qui. Bisogna approfittare.

Ci riuniamo, io e i miei tre amici, davanti alla casa di Menglu, il piccolo. Lui è quasi sempre il primo a bere, e sempre il primo ad addormentarsi, troppo tardi per un ragazzo di 14 anni, e troppo presto per un barcaiolo di professione.

Menglu ci saluta col suo solito grugnito di sfida, come se volesse resistere anche soltanto per vedere chi resta sveglio più a lungo. Si corica. Più onesto dire che sviene sul bambù umido di alghe. E noi passiamo davanti alla baracca di Xiulang, direttamente sul fiume, dove i bufali, passando ogni giorno, lasciano fanghi e puzze sempre uguali.

Lui, dopo neanche mezz’ora, si addormenta sul terreno, a un metro dalla riva: non è che non senta il bagnato avvicinarsi ed entrare nei vestiti, ma è convinto che un uomo non può rinunciare all’onore di bere fino allo sfinimento. E che importa se l’indomani mattina sarà la nonna a trovarlo, nascosto tra l’erba e le mosche.

Ogni volta restiamo solo io e Baifei.

Senza parlare ci stendiamo sulle barche. Gli ultimi sorsi di birra, con gli occhi già chiusi, scivolano nel fiume.